No al danno da fermo tecnico dell’auto se non si dimostra la perdita economica

l fermo tecnico del veicolo a seguito di incidente stradale non genera automaticamente il ristoro del danno. Occorre, infatti, spiega la Cassazione con la sentenza n. 19294/2016, che il danno da fermo tecnico di veicolo incidentato sia allegato e dimostrato. La relativa prova, poi, non può avere a oggetto la mera indisponibilità del veicolo, ma deve sostanziarsi nella dimostrazione o della spesa sostenuta per procacciarsi un mezzo sostitutivo o nella perdita subita per la rinuncia forzata ai proventi ricavabili dall’uso del mezzo. La Corte in questo modo supera altra parte della giurisprudenza secondo cui il danno da fermo tecnico costituirebbe un pregiudizio in re ipsa. http://www.quotidianodiritto.ilsole24ore.com/art/civile/2016-09-29/no-danno-fermo-tecnico-dell-auto-se-non-si-dimostra-perdita-economica-180435.php?uuid=ADtWqWTB

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Stupefacenti: non è reato la marijuana in vaso nel terrazzo di casa

http://www.quotidianodiritto.ilsole24ore.com/art/penale/2016-09-26/stupefacenti-non-e-reato-marijuana-vaso-terrazzo-casa-191010.php?uuid=ADOPVPRB

Escluso il reato di coltivazione di stupefacenti, nel caso di una piantina di marijuana messa in un vaso nel terrazzo di casa. La Cassazione (cass-pen-40030-2016) respinge il ricorso della pubblica accusa che contestava il non luogo a procedere deciso dal giudice dell’udienza preliminare.

Secondo il Gup, infatti, la percentuale di principio attivo era tale da garantire 12 dosi. Una quantità dalla quale si poteva desumere l’uso personale della sostanza, escludendo il rischio di una possibile diffusione o ampliamento della coltivazione. Per il Tribunale non era stato leso il bene giuridico tutelato.

Non è d’accordo l’accusa, secondo la quale sarebbe irrilevante la quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza dalla pianta. L’offensività andrebbe valutata in prospettiva: in base al tipo botanico della pianta e alla sua attitudine, una volta giunta a maturazione, a produrre sostanza stupefacente. La Suprema corte e ricorda invece che, ai fini della punibilità, non rileva solo la quantità di principio attivo ricavabile dalle singole piante, ma anche l’estensione e il livello di strutturazione della coltivazione, per valutare se da questa può derivare una produzione potenzialmente idonea a incrementare il mercato. Nel caso esaminato di una sola pianta curata in un vaso posto in un’abitazione e in un contesto urbano, per i giudici la risposta è no.

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Truffa con bonifico bancario, il conto ricevente determina il foro competente

 

http://www.quotidianodiritto.ilsole24ore.com/art/civile/2016-09-08/truffa-bonifico-bancario-conto-ricevente-determina-foro-competente–183804.php?uuid=ADEsZMHB

 

Il reato di truffa a mezzo di bonifico bancario si consuma con la ricezione del denaro sul conto corrente dell’agente e non con la semplice, antecedente, disposizione di pagamento da parte della vittima. Per cui, ai fini della competenza territoriale, bisogna guardare alla sede della banca presso cui il truffatore ha il conto. Lo ha stabilito Corte di cassazione con la sentenza 8 settembre 2016 n. 37400.

La Corte di appello di Bologna, al contrario, aveva confermato la competenza territoriale del Tribunale di Ferrara «richiamando impropriamente il criterio del primo atto consumativo della truffa identificato con il bonifico bancario effettuato dalla persona offesa». Senza però considerare che «il bonifico partì da Ferrara ma arrivò in ogni caso a Brescia ove era il conto corrente, spostando in tal modo la competenza presso il locale Tribunale».

Secondo la giurisprudenza di Cassazione infatti «ai fini della consumazione del reato di truffa, è necessario che il profitto dell’azione truffaldina entri nella sfera giuridica di disponibilità dell’agente, non essendo sufficiente che esso sia fuoriuscito da quella del soggetto passivo». Il reato, pertanto, si consuma là dove il soggetto attivo “procura” a sé medesimo o ad altri il profitto ingiusto e non nel luogo nel quale viene disposto l’eventuale pagamento della obbligazione contratta con l’accordo.

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L’uso improprio della fidelity card non basta per licenziare il dipendente

Illegittimo il licenziamento del dipendente del supermercato che utilizza impropriamente la fidelity card. Questo il principio espresso dalla Cassazione con la sentenza n. 6012/2016. La Corte in particolare – aderendo alla pronuncia dei giudici di merito – non ha ritenuto che alla dipendente fosse applicabile una misura così radicale pur in presenza di un comportamento non propriamente corretto. Avvocato Brugherio – Avvocato Andrea Scaccabarozzi consulenza diritto del lavoro.