Indennità acompagnamento

MASSIME

Assistenza e beneficenza pubblica – Prestazioni assistenziali – Aventi diritto – Indennità di accompagnamento – Incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita – Nozione – Incapacità a compiere un solo genere di atti – Sufficienza – Fondamento.
Ai fini del riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, la capacità del malato di compiere gli elementari atti giornalieri va intesa non solo in senso fisico, ossia come mera idoneità ad eseguirli materialmente, ma anche come capacità di intenderne il significato, la portata e l’importanza, anche ai fini della salvaguardia della propria condizione psico-fisica, dovendosi parametrare la stessa non sul numero degli elementari atti giornalieri, ma, soprattutto, sulle loro ricadute in termini di incidenza sulla salute del malato e sulla sua dignità come persona, sicché anche l’incapacità di compiere un solo genere di atti può, per la rilevanza di questi ultimi e l’imprevedibilità del loro accadimento, attestare la necessità di una effettiva assistenza giornaliera.
• Corte di cassazione, sezione VI – L, ordinanza 27 novembre 2014 n. 25255

Assistenza e beneficenza pubblica – Prestazioni assistenziali – In genere – Indennità di accompagnamento – Funzione – Patologie comportanti una consistente limitazione delle facoltà cognitive – Necessità di giornaliera assistenza – Inclusione.
L’indennità di accompagnamento svolge una funzione di sostegno alla famiglia così da agevolare la permanenza in essa di soggetti bisognevoli di continuo controllo, evitandone il ricovero in istituti pubblici di assistenza, con conseguente diminuzione della spesa sociale. Ne deriva che il diritto al beneficio va riconosciuto in relazione a tutte le malattie che, per il grado di gravità espresso, comportano, per il malato, una consistente limitazione delle facoltà cognitive e, quindi, richiedono una giornaliera assistenza al fine di evitargli pericoli per sé e per gli altri.
• Corte di cassazione, sezione Lavoro, sentenza 23 dicembre 2011 n. 28705

Assistenza e beneficenza pubblica – Prestazioni assistenziali – Aventi diritto – Indennità di accompagnamento – Spettanza – Presupposti – Invalidità totale – Incapacità di deambulazione senza aiuto permanente o incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita – Nozioni – Mera difficoltà di compiere le dette attività – Insufficienza.
In tema di indennità di accompagnamento e con riferimento alla sua spettanza, l’articolo 1 della legge 11 febbraio 1980, n. 18, richiede la contestuale presenza di una situazione di invalidità totale, rilevante per la pensione di inabilità civile ai sensi dell’art. 12 della legge 30 marzo 1971, n. 118 e, alternativamente, dell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure dell’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita con la conseguente necessità di assistenza continua, requisiti, quindi, diversi dalla semplice difficoltà di deambulazione o di compimento di atti della vita quotidiana con difficoltà (ma senza impossibilità).
• Corte di cassazione, sezione VI – Lavoro, ordinanza 23 dicembre 2010 n. 26092

Assistenza e beneficenza pubblica – Prestazioni assistenziali – Aventi diritto – Indennità di accompagnamento – Presupposti – Incapacità di deambulazione senza aiuto permanente o incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita – Valutazione – Criteri – Impossibilità e non semplice difficoltà – Ultrasessantacinquenni – Differenze – Esclusione -Avanzata età dell’assistito – Rilevanza ai fini del riconoscimento dell’indennità – Esclusione.
Le condizioni previste dall’articolo 1 della legge 11 febbraio 1980, n. 18 (nel testo modificato dall’articolo 1, comma secondo, della legge 21 novembre 1988,n. 508) per l’attribuzione dell’indennità di accompagnamento consistono, alternativamente, nell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure nell’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita senza continua assistenza; ai fini della valutazione non rilevano episodici contesti, ma è richiesta la verifica della loro inerenza costante al soggetto, non in rapporto ad una soltanto delle possibili esplicazioni del vivere quotidiano, ovvero della necessità di assistenza determinata da patologie particolari e finalizzata al compimento di alcuni, specifici, atti della vita quotidiana, rilevando, quindi, requisiti diversi e più rigorosi della semplice difficoltà di deambulazione o di compimento degli atti della vita quotidiana e configuranti impossibilità. Tali requisiti sono richiesti anche per gli ultrasessantacinquenni, poiché l’articolo 6 del d.lgs. 23 novembre 1988, n. 509 (che ha aggiunto il terzo comma all’articolo 2, della legge 30 marzo 1971, n. 118), lungi dal configurare un’autonoma ipotesi di attribuzione dell’indennità, pone solo le condizioni perché detti soggetti siano considerati mutilati o invalidi – in analogia a quanto disposto per i minori di anni diciotto dall’articolo 2, comma secondo, della legge n. 118 del 1971 nel testo originario – non potendosi, per entrambe le categorie, far riferimento alla riduzione della capacità lavorativa.
• Corte di cassazione, sezione Lavoro, sentenza 28 maggio 2009 n. 12521

Avvocato Andrea Scaccabarozzi – Avvocato Brugherio (Monza – Milano)